La prima Cassa Rurale fondata in Italia è stata quella di Loreggia nel 1883 per opera di Leone Wollemberg, uomo politico di stampo liberale che si ispirò alle istituzioni creditizie tedesche. "Promuovere, fondare istituzioni utili alla mente, al cuore, al braccio, alla famiglia del lavoratore", questo il proclama apparso nel primo numero de "La Vita del Popolo" della Diocesi trevigiana il 6 gennaio 1892. Villanova di Istrana, povero come tutti i paesi dell'Italia agricola della seconda metà dell'ottocento, rispose tra i primi all'appello.
Don Girolamo Grespan condivideva il forte disagio dei suoi parrocchiani e sembrava attendesse quel segnale dal suo giornale diocesano. Costituisce il Comitato parrocchiale e la sezione giovani e chiama a raccolta gli uomini probi del paese per fondare su solide basi la Cassa rurale che deve diventare (e diventerà) il perno sul quale si svilupperà il fenomeno del cooperativismo, molla per il decollo materiale e morale del paese. La "Cassa Rurale di Prestiti di Villanova d'Istrana" viene fondata il pomeriggio di domenica 22 gennaio 1893. Col 22 settembre 1897 si compiono i primi cinque anni dalla costituzione della società e si pone subito un problema non indifferente per i soci: "dopo il primo quinquennio: sciogliersi o continuare?". Vengono infatti a scadere le esenzioni dalle tasse di bollo e di registro sulle cambiali e sui libri sociali concesse per legge a tutte le società cooperative nei primi 5 anni di attività. Don Grespan ha assunto ulteriori informazioni, secondo le quali le spese per lo scioglimento e la successiva ricostituzione sarebbero più onerose di quelle di bollo e di registro. Si decide quindi di continuare. Dopo qualche anno, Antonio Devidé, possidente di Villanova, chiede, a nome del paese, i regolari permessi per la grande festa di quel 20 ottobre 1907. Il festeggiato è naturalmente lui, don Giuseppe Fogale, giovane sacerdote trentenne, nativo di Casoni, con precedenti esperienze di cappellano a Castelfranco ed a Volpago. Le sue credenziali sono ottime: "...zelante , premuroso, di condotta esemplare, esatto nel disimpegno del ministero, amante dello studio...". E le sue doti deve dimostrarle davvero tutte, don Giuseppe, chiamato a succedere a don Girolamo Grespan, un parroco di quelli che segnano i tempi e la propria gente. In data 7 febbraio 1938 la Cassa Rurale di Prestiti assume una nuova denominazione e diventa Cassa Rurale ed Artigiana di Villanova d'Istrana. E' chiara, anche nel nome, la specifica funzione dell'Istituto, che deve avere come referenti quasi esclusivi gli agricoltori e gli artigiani, sia nella formazione della compagine sociale sia indirettamente nell'operatività. Cassiere-contabile è sempre, naturalmente, don Giuseppe Fogale.
Gli anni sono critici anche per la Cassa di Villanova. Fino al '34 gli utili sono in calo, ma restano su valori superiori alle 1.000 lire. E' dal '35 che la situazione si aggrava fino ad arrivare al '36 che si chiude in perdita. E' il momento più brutto della storia della Cassa, che viene superato anche grazie alla determinazione del parroco e del Consiglio di Amministrazione ed allo spirito di gruppo dei soci. Passano gli anni e ormai il segretario-contabile, dopo 50 anni di servizio, sente giunto il momento di passare la mano e dà le dimissioni "per età".
Egli continua comunque ancora a gravitare attorno alla Cassa Rurale. Ormai i riflessi dei tempi nuovi, dell'euforia e del "boom" economico degli anni '60, giungono anche a Villanova: si fanno sempre più pressanti le esigenze di una gestione più efficiente e di uno spazio più funzionale all'operatività della pur piccola Cassa di Villanova. Il problema viene affrontato con urgenza dal Consiglio di amministrazione, che fa richiesta di una stanza situata nel complesso del nuovo Asilo. Per don Giuseppe il cambio della sede della Cassa, anche se ormai ritenuto inevitabile, è un primo e duro colpo. Ma non finisce lì perché l'ispettore della Banca d'Italia raccomanda, in una sua relazione, di assumere un nuovo Segretario-contabile. A don Giuseppe non resta che dare le dimissioni, dopo aver immesso nel portafoglio, a pareggio del bilancio, alcune cambiali. Don Fogale comprende che è giunta davvero l'ora di passare definitivamente la mano, anche come parroco. Egli, comunque, resta ancora tra i suoi "figlioli spirituali" per qualche anno circondato dall'affetto e dalla venerazione di tutti. Morirà il 25 ottobre 1975, a 98 anni compiuti, povero in canna, dopo che per la sua gente si era donato tutto, sacrificando anche i beni di famiglia che possedeva a Casoni, nel paese natale.